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Vinitaly 2026, la Puglia spinge sull’export

14/04/2026

Vinitaly 2026, la Puglia spinge sull’export

La seconda giornata del Vinitaly 2026 conferma con chiarezza la direzione scelta dalla Puglia: rafforzare la presenza del vino regionale sui mercati esteri e trasformare la partecipazione alla fiera in uno strumento operativo di internazionalizzazione. A Verona, la delegazione pugliese si presenta con numeri solidi e con un’impostazione che punta a mettere in contatto diretto imprese e operatori stranieri, consolidando il ruolo del comparto vitivinicolo come uno degli assi più dinamici dell’economia regionale.

Nel Padiglione 11, interamente dedicato alla Puglia, sono presenti 103 aziende insieme ai principali consorzi, sostenuti dalla Regione e da Unioncamere Puglia. La presenza in fiera non viene letta soltanto come una vetrina promozionale, ma come una piattaforma concreta di relazioni commerciali e di posizionamento internazionale. È su questo terreno che si concentra gran parte del lavoro istituzionale e organizzativo messo in campo durante la manifestazione.

Buyer internazionali e incontri B2B al centro della strategia

I numeri diffusi nella seconda giornata raccontano un’attività già intensa: 25 buyer coinvolti, 77 aziende partecipanti agli incontri, 160 meeting B2B già svolti e 211 interazioni digitali. L’obiettivo dichiarato è arrivare a circa 300 incontri entro la chiusura della fiera, segnale di una strategia costruita per favorire occasioni di business reali e non soltanto visibilità istituzionale.

Il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, ha sottolineato il valore di questa impostazione, evidenziando come a Vinitaly la regione stia portando “la forza e la qualità della Puglia vitivinicola” e mettendo in relazione produttori e buyer provenienti da mercati ritenuti sempre più strategici, dalla Cina al Giappone, da Taiwan all’Argentina e al Brasile. Il richiamo alle nuove prospettive legate all’accordo Mercosur aggiunge un elemento politico ed economico non secondario, perché mostra quanto l’espansione del vino pugliese venga ormai letta dentro una cornice commerciale più ampia e internazionale.

La scommessa è chiara: usare la qualità delle produzioni come leva per consolidare la presenza nei mercati già aperti e, allo stesso tempo, per entrare con maggiore decisione in nuove destinazioni. In questo senso, il Vinitaly diventa un luogo di snodo, dove il racconto del territorio si intreccia con la costruzione di relazioni commerciali e con la ricerca di nuovi sbocchi per le imprese.

Il sostegno regionale tra promozione, innovazione e investimenti

Sulle prospettive del comparto è intervenuto anche l’assessore all’Agricoltura e sviluppo, Francesco Paolicelli, che ha ribadito la centralità del vitivinicolo nell’economia pugliese e il ruolo delle politiche regionali nel sostenerne crescita, innovazione e capacità competitiva. Il riferimento non è solo alla promozione all’estero, ma anche agli investimenti destinati alla filiera produttiva.

Secondo quanto illustrato, la Regione ha attivato oltre 19 milioni di euro per il rinnovo dei vigneti, con il coinvolgimento di centinaia di aziende, ai quali si aggiungono più di 15 milioni per un nuovo bando in apertura e ulteriori risorse già in erogazione relative alle annualità precedenti. A questo si sommano oltre 7 milioni di euro destinati alla promozione nei Paesi terzi, tra fiere, campagne di comunicazione e azioni di sostegno alla presenza internazionale delle imprese.

Si delinea così una politica che prova a lavorare su due livelli: da una parte la modernizzazione del sistema produttivo, dall’altra il rafforzamento della sua proiezione estera. L’idea di fondo è che la competitività del vino pugliese non possa dipendere soltanto dalla notorietà delle etichette più forti, ma debba poggiare su una filiera capace di rinnovarsi, investire e posizionarsi in modo più stabile nei mercati globali.

Territori, denominazioni e identità enogastronomica

La giornata veronese non si è però esaurita nella dimensione strettamente commerciale. Il programma del Padiglione 11 ha messo al centro anche territori, denominazioni e tradizioni produttive, con degustazioni e approfondimenti pensati per rafforzare il racconto identitario della Puglia del vino e dell’agroalimentare.

Tra i momenti più significativi figurano il focus sulla Murgia e sui suoi vitigni autoctoni, grazie al contributo dei Consorzi di tutela dei vini D.O.C. Castel del Monte e Gioia del Colle, la celebrazione dei 50 anni della D.O.C. Salice Salentino con una degustazione guidata, e l’approfondimento dedicato al Primitivo di Manduria D.O.C. e D.O.C.G., una delle denominazioni più riconoscibili del panorama regionale.

Accanto al vino, è stato valorizzato anche l’olio extravergine di oliva pugliese, protagonista nello spazio enoteca con un percorso sensoriale dedicato alle principali varietà regionali. Grande partecipazione, inoltre, per gli appuntamenti dei “Sapori di Puglia”, dove i cooking show hanno raccontato il territorio attraverso piatti identitari e prodotti DOP e IGP, rafforzando il legame tra enogastronomia, cultura locale e promozione turistica.

È proprio in questa capacità di tenere insieme filiera produttiva, promozione territoriale e apertura ai mercati che si coglie la cifra della presenza pugliese al Vinitaly 2026. La Regione punta a presentarsi non soltanto con i suoi vini, ma con un sistema che cerca di fare rete, di investire in qualità e di trasformare la notorietà del prodotto in opportunità economiche più estese e durature.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.