Vent’anni di cure palliative a Grumo Appula
14/04/2026
Ci sono luoghi della sanità che non si misurano soltanto nei numeri, pur importanti, ma nella qualità silenziosa della presenza che sanno garantire quando la malattia entra nella sua fase più difficile. L’Hospice di Grumo Appula appartiene a questa categoria. A vent’anni dal primo ricovero, la struttura è diventata un presidio essenziale per la ASL Bari e per un’ampia parte del territorio, un punto di riferimento nel campo delle cure palliative rivolte a persone affette da patologie croniche o inguaribili in fase avanzata.
La ricorrenza sarà celebrata oggi 14 aprile alle ore 18, nell’auditorium della scuola media “Santi Medici” di Grumo Appula, con un incontro pubblico al quale prenderanno parte il direttore generale della ASL Bari Luigi Fruscio, la direttrice del Distretto 5 Grazia Fortunato, il direttore dell’Unità operativa Cure Palliative Enrico Lauta, il responsabile dell’Hospice Luca Savino, insieme a rappresentanti istituzionali, autorità civili e religiose. Ma al di là dell’appuntamento celebrativo, ciò che emerge con forza è il valore di un’esperienza costruita nel tempo, capace di lasciare un segno profondo nella rete dell’assistenza territoriale.
Un progetto nato da una visione sanitaria e civile
La nascita dell’Hospice di Grumo Appula affonda le radici in una fase in cui il sistema delle cure palliative in Italia stava muovendo passi ancora iniziali ma decisivi. Il progetto prese forma grazie all’intuizione dell’allora sindaco del Comune e alla collaborazione con la Direzione strategica dell’ex ASL Ba/3 di Altamura, trovando un riferimento normativo nel decreto legislativo 229 del 1999, il cosiddetto Decreto Bindi, che promuoveva lo sviluppo delle cure palliative nel Paese.
La struttura fu inaugurata nel dicembre 2005 all’interno di un intero piano dell’ex ospedale civile riconvertito. Le attività di ricovero partirono ufficialmente il 10 aprile 2006, con otto posti letto destinati inizialmente a pazienti con patologie oncologiche in fase avanzata e non più suscettibili di trattamenti curativi. Col tempo, il perimetro assistenziale si è ampliato anche alle patologie non oncologiche, soprattutto di natura cardiovascolare e neurologico-degenerativa, riflettendo un’evoluzione importante del concetto stesso di cure palliative.
L’Hospice di Grumo Appula è stato il secondo attivato in Puglia dopo quello di San Cesario di Lecce. Un dato che restituisce il carattere pionieristico dell’esperienza e il ruolo che la struttura ha avuto nel contribuire a diffondere una diversa cultura della cura, più attenta non solo alla malattia, ma alla persona nel suo insieme.
La centralità della persona come principio di cura
Nel corso di questi vent’anni, l’Hospice ha costruito un modello assistenziale fondato su alcuni principi rimasti costanti: dignità della persona, appropriatezza e proporzionalità delle cure, attenzione ai bisogni del paziente e della famiglia, qualità della vita. In un ambito nel quale l’obiettivo non è più la guarigione, il senso della presa in carico si sposta sull’alleviamento della sofferenza, sull’accompagnamento, sulla capacità di assicurare conforto e rispetto fino all’ultimo tratto del percorso.
L’équipe multidisciplinare lavora proprio in questa direzione, con una composizione che integra competenze diverse e complementari. Medici, psicologa, infermieri, operatori socio-sanitari, assistente sociale e personale di supporto condividono un approccio nel quale l’assistenza sanitaria si intreccia con la relazione, l’ascolto, il sostegno emotivo e il confronto con i familiari.
Particolare attenzione è stata riservata, negli anni, a temi delicati come l’appropriatezza dei trattamenti, la nutrizione, l’idratazione, la sedazione, la desistenza terapeutica e la condivisione delle decisioni di cura. Un’impostazione che ha anticipato, nei fatti, principi successivamente riconosciuti dalla legge 219 del 2017, a partire dalla pianificazione condivisa delle cure e dal rispetto dell’autodeterminazione della persona malata.
I numeri di un presidio che ha accompagnato oltre duemila persone
Dal 2006 ad aprile 2026, l’Hospice di Grumo Appula ha assistito 2.017 pazienti, di cui 1.095 uomini e 922 donne. La media è di circa cento ricoveri l’anno, con una degenza media di 24 giorni, anche se la permanenza può variare in modo significativo: da poche ore fino a oltre un anno. È un dato che racconta non soltanto l’intensità dell’attività svolta, ma anche la varietà dei percorsi clinici e umani accolti dalla struttura.
Circa il 75 per cento dei ricoveri riguarda patologie oncologiche, mentre il restante 25 per cento interessa malattie croniche non oncologiche, in particolare cardiovascolari, neurologiche degenerative e respiratorie. Il bacino di utenza comprende soprattutto i Distretti socio-sanitari di Altamura, Grumo Appula, Modugno e il Distretto unico di Bari, confermando la funzione sovracomunale dell’Hospice e il suo radicamento in una porzione ampia del territorio metropolitano.
Nel tempo, anche il gruppo di lavoro ha conosciuto un naturale ricambio, che è stato trasformato in occasione di aggiornamento e crescita professionale. Oggi l’Unità operativa semplice Hospice Grumo Appula, oltre all’assistenza residenziale, garantisce cure domiciliari e assistenza ambulatoriale con un’équipe composta da cinque medici, una psicologa-psicoterapeuta, dodici infermieri, otto operatori socio-sanitari e tre ausiliari.
Un nodo strategico per il futuro delle cure palliative
Il ruolo dell’Hospice di Grumo Appula appare destinato a rafforzarsi ulteriormente, anche alla luce dei bisogni crescenti espressi dalla popolazione. I dati nazionali diffusi dalla Federazione Cure Palliative Onlus indicano che ogni anno in Italia circa 600mila adulti e 35mila bambini necessitano di cure palliative, ma una parte molto ampia di queste persone non riesce ad accedervi. Le ricadute sono evidenti: ricoveri ospedalieri impropri, accessi al pronto soccorso evitabili, difficoltà diffuse nel garantire una risposta adeguata nella fase avanzata della malattia.
In questo scenario è in fase di studio la Rete locale di cure palliative dell’Area Murgia, con l’obiettivo di rendere l’assistenza più capillare e meglio integrata tra ospedale e territorio. È una prospettiva che colloca l’Hospice non più soltanto come luogo di ricovero, ma come snodo essenziale di una rete più ampia, chiamata a costruire continuità assistenziale, prossimità e appropriatezza.
Dopo vent’anni di attività, la struttura di Grumo Appula continua dunque a rappresentare molto più di un presidio sanitario. È un luogo nel quale la cura conserva un significato pieno anche quando la medicina non può più promettere guarigione, perché resta la possibilità di proteggere la persona, di accompagnarla con competenza e umanità, di restituire dignità al tempo fragile della malattia. Ed è in questa capacità, concreta e quotidiana, che si riconosce la misura più autentica del suo valore.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to