Vinitaly 2026, la Puglia debutta con 103 cantine e un racconto sempre più maturo del vino regionale
13/04/2026
La Puglia ha aperto la propria partecipazione alla 58ª edizione di Vinitaly con una presenza ampia, riconoscibile e ormai lontana da qualunque ruolo marginale nel panorama enologico nazionale. La giornata inaugurale di domenica 12 aprile ha visto la Regione protagonista a Verona con il claim “Puglia, un’altra dimensione del gusto”, una formula che restituisce bene il senso di un comparto capace di tenere insieme identità, capacità produttiva, radicamento territoriale e ambizione internazionale.
Nel Padiglione 11 sono presenti 103 cantine pugliesi, chiamate a rappresentare la varietà di un sistema vitivinicolo che ha consolidato negli anni una propria autorevolezza, fondata non soltanto sui numeri, ma su una progressiva crescita qualitativa, sulla valorizzazione dei vitigni autoctoni e su una più nitida definizione del rapporto fra vino, territorio e mercato. La partecipazione regionale si inserisce infatti in una fase di rafforzamento del settore, sempre più orientato verso la sostenibilità, la riconoscibilità delle produzioni e la capacità di presidiare i mercati esteri con maggiore consapevolezza.
Una presenza forte a Verona tra identità territoriale e visione internazionale
La Puglia arriva al Vinitaly con un comparto che pesa in maniera significativa nell’economia agricola regionale e che, nel tempo, ha saputo emanciparsi da letture riduttive legate alla sola quantità produttiva. Oggi il vino pugliese si presenta come espressione di un territorio articolato, di una pluralità di denominazioni e di un lavoro di filiera che coinvolge imprese storiche, nuove realtà imprenditoriali e una generazione di produttori sempre più preparata a misurarsi con i linguaggi dell’innovazione e del posizionamento internazionale.
Nel corso della visita al padiglione pugliese, il presidente della Regione Antonio Decaro, affiancato dall’assessore all’Agricoltura Francesco Paolicelli, ha insistito proprio su questo punto: la Puglia del vino, ha spiegato, non può più essere considerata una sorpresa, ma una presenza stabile e riconosciuta tra le grandi regioni produttrici italiane. I numeri evocati dal presidente confermano la dimensione del fenomeno: oltre 90mila ettari vitati, un comparto che vale più di 300 milioni di euro di produzione e un export che nel 2024 ha superato i 230 milioni di euro. A rafforzare questa traiettoria c’è anche il patrimonio delle 38 denominazioni tra DOP e IGP, elemento decisivo nella costruzione di una reputazione sempre più nitida sui mercati.
Ma il punto più interessante, nella lettura offerta dalla Regione, riguarda il modo in cui il vino viene ormai interpretato dentro una visione più ampia dell’attrattività pugliese. Non soltanto filiera agricola o voce dell’export, dunque, ma anche esperienza, turismo, ospitalità, racconto dei luoghi. Le cantine diventano spazi attraversabili, luoghi di accoglienza e dispositivi culturali capaci di mettere in relazione paesaggio, tradizioni, enogastronomia e desiderio di autenticità. È una trasformazione profonda, che sposta il vino dal solo piano produttivo a quello dell’immaginario territoriale.
Biodiversità, denominazioni storiche e il riconoscimento a Marilina Nappi
Il programma della prima giornata ha restituito con chiarezza la complessità di questo racconto. Un’attenzione particolare è stata dedicata al tema della biodiversità viticola, con la presentazione dei risultati di un progetto regionale finalizzato al recupero e alla valorizzazione di antichi vitigni autoctoni. Si tratta di un lavoro di grande rilievo, perché amplia il patrimonio di conoscenze scientifiche disponibili, rafforza il legame tra ricerca e produzione e apre la strada al riconoscimento di nuove varietà di pregio. In una fase in cui l’unicità territoriale rappresenta un fattore competitivo sempre più importante, la tutela della biodiversità non è soltanto un’azione conservativa, ma una precisa scelta di politica agricola e industriale.
Spazio anche alla celebrazione dei cinquant’anni della denominazione Salice Salentino, una ricorrenza che ha offerto l’occasione per riconoscere il ruolo svolto dai consorzi nella tutela della qualità, nella promozione dei vini e nel rafforzamento dell’identità territoriale. Il percorso del Salice Salentino racconta bene come una denominazione, quando viene sostenuta con continuità e visione, possa trasformarsi in un presidio credibile di reputazione e valore.
Grande attenzione è stata inoltre riservata al Primitivo di Manduria, proposto attraverso le sue diverse espressioni territoriali, in un itinerario che ha messo in luce il dialogo fra costa ed entroterra, la varietà dei suoli, le differenze microclimatiche e la ricchezza delle pratiche produttive. Una lettura utile anche per contrastare ogni rappresentazione semplificata del vino pugliese: dietro le etichette più note, infatti, si muove un mosaico di identità locali che merita di essere raccontato con maggiore precisione.
Tra i momenti più significativi della giornata inaugurale, il conferimento del Premio Angelo Betti 2026 a Marilina Nappi, amministratrice delle Cantine Spelonga di Stornara, premiata come Benemerita della vitivinicoltura italiana per la Puglia. Il riconoscimento valorizza una figura imprenditoriale capace di tenere insieme presidio della filiera, attenzione alla qualità, innovazione e costruzione di una brand identity coerente con il territorio dei Cinque Reali Siti. Le motivazioni del premio insistono su tre aspetti centrali: l’eccellenza nella gestione dell’intera filiera produttiva, la capacità di far crescere un marchio giovane e dinamico senza perdere il rapporto con il terroir, e l’impegno nella diffusione della cultura enologica pugliese come leva di promozione territoriale e di ricambio generazionale.
In questo avvio di Vinitaly 2026, la Puglia si presenta dunque con un profilo più definito, più maturo e più competitivo. La forza numerica delle presenze conta, ma non basta a spiegare il senso di questa partecipazione. A emergere è soprattutto la qualità del racconto che la Regione porta a Verona: un racconto nel quale produzione, identità, ricerca, denominazioni e visione internazionale si tengono insieme, restituendo l’immagine di un sistema vitivinicolo che non chiede più di essere scoperto, ma di essere riconosciuto per ciò che è ormai diventato.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to