Puglia Beni Comuni, 13 progetti per restituire ai territori i beni confiscati alle mafie
09/04/2026
Tredici progetti finanziati, distribuiti in tutte le sei province pugliesi, per trasformare immobili confiscati alla criminalità organizzata in luoghi capaci di generare servizi, relazioni, accoglienza e nuove opportunità sociali. Con l’Avviso “Puglia Beni Comuni”, la Regione Puglia compie un passaggio di notevole rilievo sul piano politico e civile, scegliendo di investire nel riutilizzo sociale dei beni sottratti alle mafie come leva di rigenerazione urbana e rafforzamento del welfare territoriale. La misura dispone di una dotazione iniziale di 11 milioni di euro, a valere sulle risorse del PR Puglia FESR-FSE+ 2021-2027, e finanzia interventi selezionati tra 34 candidature, premiando proposte ad alto impatto sociale.
Dal contrasto alle mafie alla costruzione di comunità
Il dato più significativo, oltre alla distribuzione capillare dei progetti, riguarda la qualità delle funzioni che questi immobili saranno chiamati a svolgere. I beni confiscati, infatti, non vengono pensati come semplici spazi recuperati, ma come infrastrutture civiche in grado di rispondere a bisogni reali e spesso urgenti. Si va dai servizi socio-educativi agli interventi per il supporto alla genitorialità, dai centri civici e culturali ai progetti di co-housing e accoglienza destinati ad anziani, donne vittime di violenza, persone con disabilità, migranti e lavoratori stagionali. È un quadro composito, che restituisce bene la direzione scelta dalla Regione: fare del patrimonio sottratto all’illegalità uno strumento concreto di inclusione e innovazione sociale.
La presentazione ufficiale dei progetti è avvenuta nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno preso parte il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, l’assessora regionale alla Cultura e Conoscenza Silvia Miglietta, il dirigente della Sezione Sicurezza del Cittadino, Politiche per le Migrazioni e Antimafia sociale Vitandrea Marzano e i rappresentanti dei tredici Comuni selezionati: Adelfia, Bari, Brindisi, Fasano, Foggia, Martina Franca, Melendugno, Monteroni, Ostuni, Ruvo di Puglia, Taurisano, Trani e Trepuzzi. Presenti anche ANCI Puglia, Avviso Pubblico e Libera Puglia, a conferma di una filiera istituzionale e associativa che considera il riuso sociale dei beni confiscati un terreno decisivo di legalità sostanziale.
Un investimento che tocca tutte le province pugliesi
La geografia dei progetti racconta una Puglia attraversata da bisogni differenti e da altrettanto differenti capacità di risposta. Nel Lecce sono quattro gli interventi finanziati, nel Barese tre, così come tre sono quelli in provincia di Brindisi, mentre un progetto ciascuno interesserà Foggia, Taranto e la BAT. A Taurisano nascerà un centro integrato per l’accoglienza e il sostegno a persone vulnerabili; a Foggia prenderà forma “Campanelli di legalità”, uno spazio sociale multifunzionale dedicato a partecipazione e crescita collettiva; a Monteroni sarà attivato un laboratorio sociale legato alla mobilità sostenibile e all’uso della bicicletta.
Ad Adelfia, con “La stazione delle farfalle”, il bene confiscato sarà destinato a due gruppi appartamento per donne vittime di violenza e madri con figli. A Ostuni sorgerà un centro sociale e culturale per anziani, mentre a Trepuzzi sarà realizzata una struttura per interventi assistiti con animali. A Ruvo di Puglia il progetto prevede un centro polifunzionale per l’accoglienza e l’inclusione dei lavoratori stagionali; a Bari nascerà il “Progetto Cicala”, presidio civico e culturale multifunzionale; a Melendugno sarà sviluppata una casa domotica per la vita indipendente delle persone con disabilità.
Completano il quadro l’hub per arti performative e innovazione sociale previsto a Martina Franca, il progetto “A-MARE” di Fasano, che lega inclusione sociale e blue economy, il centro per la genitorialità e la mediazione familiare di Trani e il recupero di Villa Ferrero a Brindisi, destinato all’inclusione sociale e lavorativa delle persone fragili. L’entità dei finanziamenti varia da 400.162,02 euro a 1 milione di euro, con una distribuzione che riflette dimensione e natura degli interventi.
Il valore simbolico e politico del riuso sociale
Nel corso della conferenza stampa, il presidente Antonio Decaro ha richiamato il significato profondo di questa misura, anche alla luce del trentennale della legge 109 del 1996, nata sotto l’impulso di Libera e di molte realtà civiche per promuovere nel Paese il riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie. Il punto, nelle sue parole, è chiaro: dove prima c’erano dominio, paura ed esclusione, oggi possono nascere apertura, inclusione e comunità. È una trasformazione che non si limita al recupero materiale degli immobili, ma investe il loro valore simbolico, restituendo ai territori luoghi che raccontavano sopraffazione e riscrivendoli come spazi di partecipazione.
Anche l’assessora Silvia Miglietta ha collocato l’Avviso dentro una strategia più ampia di antimafia sociale, ricordando che è ancora aperto un ulteriore bando dedicato ai Cantieri innovativi di antimafia sociale, pensato per sostenere attività da realizzare sia nei beni confiscati sia in altri spazi, con il coinvolgimento delle associazioni del Terzo Settore. Dalle parole di Francesco Zaccaria per ANCI Puglia, di Gregorio Pecoraro per Avviso Pubblico e di don Angelo Cassano per Libera emerge una convinzione condivisa: il riuso dei beni confiscati funziona davvero quando attorno a quegli spazi cresce una responsabilità collettiva, una presenza sociale vigile e una narrazione capace di coinvolgere soprattutto i più giovani.
È qui che Puglia Beni Comuni trova il suo significato più forte. Non in una semplice elencazione di interventi, ma nella capacità di trasformare un patrimonio segnato dall’illegalità in una rete diffusa di luoghi utili, accessibili e riconoscibili. La legalità, in questo caso, prende corpo in servizi, relazioni e occasioni di riscatto. E diventa, per le comunità, qualcosa di visibile e tangibile.
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