Liste d’attesa: raggiunto il 95% del target nei primi due mesi del piano
07/04/2026
A due mesi dall’avvio dei piani sperimentali per il recupero delle liste d’attesa, il quadro che emerge restituisce dimensioni rilevanti sia sul piano organizzativo sia su quello dell’impatto diretto per i cittadini. Entro il 29 marzo sono state contattate complessivamente 118.578 persone, delle quali 107.589 per visite ed esami e 10.989 per ricoveri ospedalieri. Un dato che ha consentito di raggiungere il 95% del target assegnato alle aziende sanitarie, segnando una prima soglia importante in un’operazione che punta a ridurre i tempi di accesso alle prestazioni e a riorganizzare in modo più efficiente l’offerta assistenziale.
Il dato più concreto riguarda però le prestazioni effettivamente anticipate: sono state 59.640, a conferma di un’attività di recall che non si è limitata a una ricognizione amministrativa, ma ha prodotto uno spostamento reale degli appuntamenti. Accanto a questo numero, resta significativa la quota dei rifiuti, pari a 34.421, di cui 29.976 riferiti alle prestazioni specialistiche. Tra le 24.040 persone che hanno motivato il diniego, il 62% ha scelto di mantenere l’appuntamento già fissato, il 28% ha dichiarato di avere già effettuato la prestazione e il 10% ha spiegato che l’esame o la visita non erano più necessari. Numeri che, letti con attenzione, raccontano anche un altro aspetto del problema: nelle liste d’attesa si accumulano spesso prenotazioni che nel frattempo hanno perso utilità clinica o che sono state superate da soluzioni trovate altrove.
Specialistica ambulatoriale, priorità e prestazioni già recuperate
Nel dettaglio, le prestazioni di specialistica ambulatoriale anticipate ed erogate sono state 49.636. La distribuzione per classi di priorità offre un’indicazione utile sulla direzione presa dal piano: 1.850 prestazioni urgenti con codice U, 27.809 con priorità B, 9.947 con priorità D e 8.040 con priorità P. A queste si aggiungono 1.994 prestazioni legate alla stadiazione e al follow up delle malattie neoplastiche e al completamento di percorsi diagnostico-terapeutici relativi a patologie croniche. È un segmento particolarmente delicato, perché riguarda condizioni cliniche nelle quali la continuità dei controlli e la tempestività degli accertamenti hanno un peso diretto sull’efficacia della presa in carico.
Le aziende sanitarie hanno inoltre iniziato ad anticipare anche le prestazioni prescritte nel 2026, che rappresentano già circa il 36% di esami e visite erogati, pari a 18.039 prestazioni. L’attività si è concentrata soprattutto sui codici U e B, che incidono per il 67% del totale, ma ha coinvolto anche le priorità D e P. Questo significa che il recupero non si sta limitando ad assorbire l’arretrato più datato, ma sta intervenendo anche su appuntamenti già collocati molto avanti nel calendario, con l’obiettivo di accorciare concretamente l’attesa percepita dagli utenti.
Diagnostica, prime visite e l’anticipo degli interventi di cataratta
Tra le prestazioni del 2026 anticipate, circa il 28% riguarda la diagnostica per immagini — radiografie, ecografie, TC e risonanze magnetiche — mentre il 32% è costituito da prime visite specialistiche. Si tratta di due ambiti centrali nella gestione delle liste, perché rappresentano spesso il primo snodo da cui dipende l’intero percorso clinico successivo. Ridurre i tempi in questa fase significa intervenire non soltanto sull’attesa in sé, ma anche sulla capacità del sistema di avviare rapidamente diagnosi, approfondimenti e terapie.
Merita un’attenzione specifica il dato sugli interventi di cataratta: dei 747 anticipati, 305 erano stati prescritti nel 2026, con un anticipo medio di circa un anno rispetto al primo appuntamento ottenuto. È un indicatore particolarmente eloquente, perché rende immediatamente comprensibile l’effetto pratico del piano sulle persone. Dietro le percentuali e i volumi di attività ci sono infatti cittadini che, in molti casi, possono accedere a una prestazione molto prima rispetto alle previsioni iniziali, con evidenti benefici sulla qualità della vita e sulla gestione della patologia.
Monitoraggio delle prescrizioni e prossime mosse
Parallelamente al recupero delle prestazioni, prosegue il monitoraggio dell’andamento prescrittivo a partire da gennaio 2026, con l’obiettivo di raccogliere dati utili a migliorare l’appropriatezza dei percorsi clinici. I dati consolidati di febbraio, mese di partenza dei piani sperimentali, mostrano che le prescrizioni con codice U e B, proprio quelle su cui si è concentrata l’attività di recall, non hanno registrato incrementi rispetto al mese precedente. Anche la percentuale di prestazioni urgenti e programmate prenotate entro i tempi previsti dalla normativa è rimasta invariata a livello regionale, mentre i tempi di attesa per le priorità Breve e Differibile risultano, nel complesso, sostanzialmente stabili.
Entro metà aprile saranno consolidati anche i dati relativi alle attività svolte a marzo, ma gli elementi disponibili delineano già la fase successiva: passare da una logica sperimentale a strategie sempre più mirate, calibrate per tipologia di prestazione e per singola azienda sanitaria. È lì che si misurerà la tenuta del sistema. I numeri raccolti finora indicano una capacità operativa significativa; il passaggio decisivo sarà trasformare questo sforzo in un miglioramento strutturale, stabile e leggibile per i cittadini.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to