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Barletta rinnova il Protocollo contro i gesti suicidari

07/04/2026

Barletta rinnova il Protocollo contro i gesti suicidari

A Barletta è stato rinnovato il Protocollo di collaborazione per la prevenzione dei gesti suicidari e la tutela delle vittime di reato, un passaggio che consolida un lavoro condiviso già avviato negli anni scorsi e che oggi trova nuova forza in una cornice altamente simbolica: “La Stanza Divina”, spazio istituito all’interno del Commissariato di Pubblica Sicurezza. Il rinnovo dell’intesa segna un avanzamento concreto nel rapporto tra istituzioni, sanità territoriale e associazionismo, attorno a un obiettivo che richiede presenza, competenza e continuità: intercettare il disagio prima che degeneri, offrendo alle persone più fragili un luogo riconoscibile, una rete accessibile e risposte tempestive.

Al Protocollo aderiscono il Questore della BAT Alfredo Fabbrocini, il sindaco di Barletta Cosimo Damiano Cannito, il presidente dell’Osservatorio Nazionale Violenza e Suicidio Stefano Callipo, l’associazione “Divine del Sud” con Francesca Rodolfo e Agata Oliva, il commissario straordinario dell’ASL BT Tiziana Di Matteo e il presidente della Provincia BT Bernardo Lodispoto. La composizione stessa dei soggetti coinvolti restituisce il profilo dell’iniziativa: un’alleanza operativa tra funzioni pubbliche diverse, chiamate a collaborare non su base episodica, ma secondo una struttura definita e riconoscibile.

Un presidio di ascolto dentro il Commissariato

Il fulcro dell’accordo resta proprio “La Stanza Divina”, pensata anzitutto come spazio di prevenzione dei gesti suicidari e come ambiente protetto nel quale chi attraversa una fase di sofferenza profonda possa trovare ascolto senza sentirsi giudicato o lasciato ai margini. Il valore dell’iniziativa risiede anche nella scelta del luogo: collocare uno spazio di ascolto all’interno di un presidio di sicurezza pubblica significa allargare il significato stesso della tutela, portandolo oltre la dimensione repressiva e facendone un terreno di accoglienza, orientamento e prossimità.

In questo contesto opereranno, a titolo gratuito, figure qualificate provenienti da ambiti differenti: assistenti sociali, medici, psicologi, psicanalisti e avvocati. È una scelta che attribuisce alla presa in carico una natura multidisciplinare, adatta a un disagio che raramente si manifesta in una sola forma. Chi vive una condizione di vulnerabilità può trovarsi infatti al crocevia tra sofferenza psicologica, solitudine, difficoltà familiari, problemi economici, violenze subite o contenziosi irrisolti; affrontare tutto questo con un solo sguardo sarebbe insufficiente.

La prevenzione come responsabilità condivisa

Il Protocollo rafforza una linea d’intervento fondata sull’integrazione tra Polizia di Stato, servizi sociali, sistema sanitario e mondo associativo. L’aspetto più rilevante sta proprio nella possibilità di leggere per tempo i segnali di allarme, evitando che il dolore resti invisibile fino a trasformarsi in urgenza. Quando le istituzioni dialogano, scambiano competenze e costruiscono procedure comuni, aumenta la capacità di intervenire con rapidità, misura e appropriatezza.

Il tema, del resto, impone uno sforzo collettivo che non può essere delegato a un solo settore. La prevenzione dei gesti suicidari richiede competenze cliniche, sensibilità sociale, strumenti di mediazione, conoscenza del territorio e una forte capacità di prossimità umana. Il rinnovo del Protocollo mette in chiaro proprio questo: la tutela della persona non coincide esclusivamente con la gestione dell’emergenza, ma comincia molto prima, nel riconoscimento della fragilità e nella costruzione di contesti capaci di accoglierla.

Un’idea di sicurezza più vicina alle persone

Il modello che emerge da questa esperienza è quello di una sicurezza partecipata, nella quale la protezione della vita e della dignità individuale occupa una posizione centrale. Non si tratta soltanto di contrastare l’illegalità o intervenire quando il danno si è già manifestato. Qui la sicurezza assume un profilo più ampio e più maturo: ascolto, prevenzione, accompagnamento, presenza concreta nelle fasi in cui una persona rischia di restare sola davanti alla propria sofferenza.

Barletta affida così a questo rinnovo un messaggio netto, che riguarda l’intera comunità. Il sostegno alle vittime di reato e la prevenzione del suicidio vengono riconosciuti come temi di interesse pubblico, da affrontare con strumenti stabili e con una cultura istituzionale capace di unire empatia e competenza. È in questa direzione che “La Stanza Divina” acquista un significato che supera i confini del singolo progetto: diventa il segno visibile di una città e di un sistema territoriale che scelgono di non arretrare davanti al dolore, ma di organizzarsi per incontrarlo, comprenderlo e accompagnarlo con serietà.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to