Andria consolida la sua vocazione turistica: crescono strutture ricettive, presenze e riconoscibilità culturale
31/03/2026
Andria rafforza il proprio profilo di città turistica e culturale con una traiettoria che trova conferma nei numeri, negli investimenti sulla promozione territoriale e nella capacità di rendere più solida la propria immagine fuori dai confini locali. Il riconoscimento di “Città a economia prevalentemente turistica e Città d’Arte”, ottenuto con il decreto regionale del 19 dicembre 2024, si inserisce dentro un percorso amministrativo e strategico che ha preso forma dopo la fase più critica del post pandemia e che, nel giro di pochi anni, ha prodotto effetti visibili sia sul piano dell’accoglienza sia su quello della reputazione.
A fotografare questa evoluzione sono i dati raccolti dall’Osservatorio regionale del turismo pugliese, che restituiscono l’immagine di un territorio capace di strutturare meglio la propria offerta e di intercettare una domanda più ampia, italiana e internazionale. Non si tratta soltanto di un aumento quantitativo, ma della costruzione di una proposta più leggibile, più organizzata e più adatta a trasformare la visita in esperienza di permanenza.
Più strutture, più posti letto, più capacità di accoglienza
Uno degli indicatori più significativi riguarda il sistema ricettivo. Nel 2019 Andria contava 79 strutture; nel 2025 il numero è salito a 162, con una crescita superiore al 105 per cento. Ancora più marcato l’aumento dei posti letto, passati da 694 a 2.000, un dato che racconta con efficacia l’ampliamento dell’offerta e la maggiore disponibilità del territorio a ospitare flussi turistici più consistenti.
Questa espansione non è maturata in modo casuale. Alla base c’è stato anche il lavoro del Settore Sviluppo Economico SUAP, che ha sostenuto l’apertura di nuove attività ricettive attraverso la gestione delle autorizzazioni e l’accompagnamento amministrativo degli operatori. In un settore nel quale tempi, chiarezza delle procedure e rapporto con gli uffici pubblici incidono direttamente sulla capacità di attrarre investimenti, il ruolo del SUAP ha rappresentato un elemento concreto di competitività territoriale.
L’incremento della ricettività è andato di pari passo con la crescita dei flussi. Gli arrivi sono passati dai 21.367 del 2019 ai 24.287 del 2025, mentre le presenze sono salite da 38.658 a 50.923. Il dato assume un rilievo ancora maggiore se si guarda alla componente internazionale: le presenze straniere sono aumentate da 9.960 a 16.419, segnale di un interesse che supera la dimensione regionale e che colloca Andria dentro circuiti di attrazione più ampi.
Un modello di promozione che unisce identità, eventi e territorio
La crescita dei numeri si lega a una strategia che ha cercato di valorizzare Andria nella sua interezza, mettendo in connessione patrimonio storico, cultura materiale e immateriale, paesaggio, produzioni tipiche ed eventi. L’amministrazione comunale, attraverso l’Assessorato al Turismo e al Marketing territoriale, ha lavorato per costruire un racconto coerente della città, capace di far emergere sia la dimensione monumentale sia quella esperienziale.
In questo quadro si inserisce il consolidamento di un calendario di iniziative che ha contribuito a rafforzare la riconoscibilità di Andria. Tra gli appuntamenti più rappresentativi figurano “Le Radici del Natale - Restate ad Andria”, “Qoco – un filo d’olio nel piatto”, la Camminata tra gli Olivi e il premio “Stupor Mundi”. A questi si aggiungono eventi che hanno portato in città nomi di primo piano del panorama artistico e culturale, da Nicola Piovani a Riccardo Scamarcio, fino a Riccardo Muti, insieme a iniziative di forte richiamo come la sfilata della Maison Gucci.
Il valore di questa programmazione sta nella sua capacità di incidere sull’immagine pubblica della città, rendendola più riconoscibile e più competitiva. Quando un territorio riesce a tenere insieme qualità degli eventi, continuità della promozione e valorizzazione delle tradizioni, costruisce un’identità forte, leggibile anche per chi lo incontra per la prima volta.
Castel del Monte, Via Francigena ed enogastronomia come leve di visibilità
Nel percorso di consolidamento turistico di Andria pesano anche asset già fortemente simbolici, che negli ultimi anni sono stati inseriti dentro una narrazione più coordinata. Castel del Monte continua a rappresentare il principale attrattore culturale, ma accanto al sito Unesco si sono rafforzati altri elementi distintivi, dalla Via Francigena, che rende la città tappa di riferimento per i pellegrini, fino al riconoscimento della Spiga Verde, ottenuto per cinque anni consecutivi e legato ai temi della sostenibilità ambientale, paesaggistica ed energetica.
Un capitolo importante riguarda poi l’enogastronomia, valorizzata come parte integrante dell’esperienza di visita. La firma del Protocollo d’Intesa con il Consorzio della Burrata di Andria IGP ha rafforzato il legame tra turismo, cultura e produzione tipica, favorendo azioni promozionali condivise, partecipazione a fiere e iniziative di marketing territoriale. In questa chiave, il cibo smette di essere semplice complemento e diventa uno degli strumenti con cui la città racconta se stessa.
La risonanza ottenuta presso media francesi e anglo-americani, così come i contatti avviati con l’Ambasciata italiana in Corea del Sud in vista di un possibile gemellaggio con Andong, mostrano quanto questa strategia abbia cominciato a generare attenzione anche all’estero. La presenza di Andria a Seoul, durante la Settimana della Cucina Italiana all’Estero, ha dato ulteriore forza a questa proiezione internazionale, accendendo i riflettori sulle eccellenze casearie, sul patrimonio culturale e sulla capacità del territorio di presentarsi con un’identità definita.
Il quadro che emerge è quello di una città che, nel giro di pochi anni, ha trasformato la propria vocazione turistica in un processo più strutturato, sostenuto da dati in crescita, da una macchina amministrativa più consapevole e da un’offerta che punta a intrecciare accoglienza, cultura e qualità dell’esperienza. Andria si muove così dentro una fase di consolidamento, nella quale la sfida non riguarda soltanto l’aumento dei flussi, ma la capacità di rendere questa crescita stabile, riconoscibile e coerente con l’identità del territorio.